La famiglia diventa la chiesa domestica.

Con ll Giovedì Santo entriamo nel tempo più intenso dell’anno. Il triduo pasquale. Gli ultimi giorni della vita di Gesù

Ecco alcune indicazioni per viverla in comunione con la nostra parrocchia, puoi scaricare tutte e quattro le schede:

scheda n 2 – Giovedì Santo

scheda n 3 – Venerdì Santo

scheda n 4 – Domenica di Pasqua

scheda n 1 – Domenica delle Palme

 

Il video spiega cosa fare al Giovedì Santo.

Messa in “Coena Domini” del Giovedì Santo

Il giovedì Santo si ricorda: l’istituzione dell’Eucarestia del ministero del sacerdozio e la consegna ai discepoli del comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”

In questo giorno avvenne l’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli durante la pasqua ebraica, precedente la sua morte. Si tenne nel luogo detto del Cenacolo.
In tale occasione Gesù lavò i piedi ai suoi discepoli, usando un’ allegoria per significare la necessità di amarsi e servirsi gli uni gli altri e il fatto che il potere implica responsabilità e cura dei bisogni degli altri.

Gesù si china su di noi per lavarci i piedi. Fai anche tu lo stesso a chi ti è vicino

Preparare in casa la cena ebraica come al tempo di Gesù per ricordare l’ultima cena

Il Vangelo di Giovanni, al capitolo 13, racconta l’episodio della lavanda dei piedi. Gesù «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine», e mentre il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota, il proposito di tradirlo, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi, si mise a lavare i piedi degli Apostoli, asciugandoli poi con l’asciugatoio di cui era cinto.

Quando fu il turno di Simon Pietro, questi si oppose al gesto di Gesù: “Signore tu lavi i piedi a me?” e Gesù rispose: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”; allora Pietro che non comprendeva il simbolismo e l’esempio di tale atto, insisté: “Non mi laverai mai i piedi”. Allora Gesù rispose di nuovo: “Se non ti laverò, non avrai parte con me” e allora Pietro con la sua solita impulsività rispose: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Questa lavanda è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale nel donarsi, non solo verso le abituali figure, fino allora preminenti del padrone, del marito, del padre, ma anche verso tutti i fratelli nell’umanità, anche se considerati inferiori nei propri confronti.

Alle ore 18 segui in televisione la S.Messa del Papa che celebra a San Pietro Visibile su Rai 1, TV2000 (c.28), FanoTv (c.17)

Per la Preghiera

Da pregare prima della cena

Dal Vangelo di San Luca capitolo 22,15-20

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

Parola di Dio. Tutti: Rendiamo grazie a Dio

Dopo aver letto il Vangelo si propone il Rito di lavarsi le mani come segno di PROTEZIONE, CUSTODIA, AMORE, VICINANZA, SERVIZIO.

Inizia il capofamiglia: lava le mani alla sposa o al più giovane, la mamma lava le mani al primo figlio, il fratello maggiore al minore e il più piccolo al padre per chiudere il cerchio della purificazione perché tutti si mettano a servizio con un atto di amore.

Durante il lavabo ricordando le parole di Gesù si dice: ‘come ho fatto io fate voi’. Poi si inizia la cena con questa benedizione

Per il pane Azzimo

Capofamiglia: Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, Re dell’universo, che fai uscire il pane dalla terra per il nostro nutrimento.

Tutti: AMEN

Per il Vino

Capofamiglia: Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, Re dell’universo, che crei il frutto della vite per la nostra felicità.

Tutti: AMEN

Per tutto il resto della tavola: Uova sode, le erbe amare, agnello

Capofamiglia: Benedetto sii tu, o Signore nostro Dio, Re dell’universo, che benedici la nostra tavola e la nostra famiglia con questo cibo.

Tutti: AMEN

 

Per approfondire

IL LAVABO

Gesù compie, lui Maestro e Signore, di lavare i piedi ai discepoli: riservato agli schiavi presso i pagani, tale servizio era considerato così umile che nel mondo ebraico neppure agli schiavi poteva essere richiesto. Possiamo così meglio apprezzare la portata del rovesciamento completo dei valori umani operato dal Signore che si dà ai suoi abbracciando fino in fondo la logica della minorità e la passione.

Usare un qualsiasi catino (meglio se di terracotta e bello) con acqua e un asciugamano. Si può versare l’acqua direttamente sul catino evitando di versarla con la brocca, rito più semplice. Con una brocca è più bello.

Al termine lasciare catino e brocca in un angolo della casa come segno.

IL PANE AZZIMO

Il pane azzimo: è quello della nostra Eucaristia, la ‘mazzah’ su cui “mentre mangiavano ” Gesù pronuncia le parole “Questo è il mio corpo”.

Il pane azzimo, o pane senza lievito, è un alimento tipico ebraico, il nome deriva dal greco azymos (privo di lievito) che in ebraico diventa mazzah, ed è il simbolo della Pasqua ebraica che rievoca l’esodo dell’Egitto: era il pane dei fuggitivi perché veniva preparato in fretta dagli ebrei in fuga. Si tratta di un pane povero realizzato solo con farina e acqua, senza sale né lievito e quindi senza lievitazione. Si presenta infatti come una sfoglia croccante dalla forma rotonda o quadrata e dal sapore neutro, da abbinare a piatti dolci o salati. Viene utilizzato spesso nei casi in cui occorre un pane capace di durare a lungo: essendo privo di lievito, infatti, può essere conservato per molto tempo.

Per la preparazione vedi anche:

https://www.cookist.it/pane-azzimo/ https://www.misya.info/ricetta/pane-azzimo.htm

LE UOVA SODE

La cena vera e propria inizia a partire da un uovo sodo, simbolo di vita: potremmo vedervi l’origine della nostra tradizione delle uova pasquali, benché la simbologia

dell’uovo sia diffusa in tutte le culture.

Si può portare a tavola intero oppure preparato anche come antipasto insieme ad altri ingredienti.

LE ERBE AMARE

Le erbe amare fanno riferimento alla pasqua ebraica dove si ricorda l’amarezza della schiavitù d’Egitto; mentre per noi ricordano l’amarezza del peccato, raffigurata anche dal fiele offerto a Gesù, da parte di un soldato, quando era in Croce ed aveva sete.

Si possono preparare da sole come contorno ma anche all’interno di altre pietanze come le torte salate. Quali sono le erbe amare: Lattuga, Cicoria o le puntarelle, Rucola. Ma possiamo usare anche carciofi, bietole e sedano. Insomma basta che fate uno o più piatti con alcune erbe come segno e memoria della Pasqua.

L’AGNELLO

L’agnello è un animale mansueto e la sua immagine ci ricorda appunto l’innocenza e simboleggia perfettamente la pazienza, la mansuetudine e l’innocenza di Cristo che viene “condotto al macello” e immolato per noi sul legno della Croce, al posto nostro, in obbedienza al Padre per la salvezza di tutta l’umanità.

Ma la simbologia affonda le sue radici nella tradizione Ebraica perchè ci ricorda, nell’antico testamento, il sacrificio di Isacco, che per noi è immagine di Cristo, da parte di Abramo, sacrificio che grazie alla sua fede non fù consumato (al suo posto venne ucciso un ariete); inoltre ci ricorda anche l’esodo, perché nell’ultima piaga il Signore dà ordine a Mosè di spargere il sangue di un agnello sugli stipiti delle porte della case degli ebrei, di modo che l’angelo della morte vedendolo non sarebbe entrato.

Se non si vuole cucinare l’agnello si può usare anche un altra carne.

IL VINO

Nella cena si beveva il vino segno di gioia. Erano quattro le coppe rituali, sulla terza delle quali, “dopo aver cenato”, Gesù pronuncia le parole “Questo è il mio sangue”. Usiamo del vino durante il pasto magari rosso oppure vino dolce alla fine.
Un moscato, un vino cotto, un vin santo?

Sarebbe bello che anche i bambini potessero intingere anche solo una goccia di vino dolce per sottolineare la dolcezza dei frutti della terra.

ATTENZIONE
Tutta la cena diventi un rituale in ricordo dell’ultima cena di Gesù e preparazione al giorno di Pasqua.

Naturalmente è una libera scelta la preparazione di questi elementi culinari si possono omettere tutti e conservare solo la lettura del Vangelo e la benedizione ad inizio cena con il lavabo.

Così come si possono usare altri elementi o mischiare quelli proposti.